Incapacità ad assumere le obbligazioni essenziali matrimoniali come causa di nullità del matrimonio canonico

Can. 1095 - Sono incapaci a contrarre matrimonio:

1.    coloro che mancano di sufficiente uso di ragione.

2.    coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente.

3.    coloro che per cause di natura psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

  

Il matrimonio è costituito dal consenso delle parti; tale atto consensuale deve avere in se stesso le caratteristiche necessarie e sufficienti a porre in essere un atto di tale gravità, che impegna per tutta la vita. Il canone 1095 indica gli elementi che sono necessari affinché i nubenti pongano in essere un vero atto consensuale matrimoniale con il quale essi possano darsi ed accettarsi reciprocamente , infatti l’atto di darsi ed accettarsi reciprocamente [1] richiede una determinata dose di dominio e possesso di se stessi; in altre parole l’atto consensuale deve essere umano, cioè posto da una persona libera e responsabile, attraverso l’uso delle facoltà intellettive, estimative, raziociniative e volitive.

Ogni atto volitivo richiede tanta più consapevolezza e raziocinio quanto più importante è l’atto che si sta ponendo in essere, per questo motivo l’atto consensuale matrimoniale richiede una consapevolezza maggiore, infatti esso impegna per tutta la vita e non solo nel tempo libero o quando si vuole, ma in ogni singolo istante della propria vita.

Il dominio di se stessi viene meno nel momento in cui il nubente è privo della necessaria capacità ad emettere il consenso, tale privazione è in genere dovuta alle anomalie psichiche, che pertanto vengono ad essere il presupposto di tutto il canone 1095; anche quando causa dell’incapacità è l’intossicazione da stupefacenti o l’alcolismo ciò che provoca la nullità non è l’alcolismo o l’intossicazione ma ciò che essi provocano nella psiche del nubente, e cioè l’incapacità, deve perciò restare chiaro che ciò che determina la nullità del matrimonio è solo l’incapacità non la sua causa e che la causa dell’incapacità e sempre una anomalia psichica.

Le anomalie psichiche provocano l’incapacità perché intaccano le funzioni psicosomatiche che è necessario utilizzare armonicamente per emettere un consenso matrimoniale libero volontario e razionale, ma è necessario precisare che le anomalie psichiche possono provocare l’incapacità consensuale, non la provocano necessariamente, per cui è necessario vedere caso per caso che effetto ha avuto quella causa psichica sul consenso matrimoniale, infatti la causa psichica si scontra con il soggetto che la subisce che può essere più o meno debole, in modo tale che anche l’effetto sarà più o meno forte, e poiché solo l’effetto provoca la nullità del matrimonio a questo è necessario avere riguardo.

Il canone 1095 nel numero uno richiede la sufficiente conoscenza della natura del matrimonio, nel numero due richiede la necessaria capacità di stimare l’oggetto del consenso matrimoniale, nel numero tre richiede la capacita di assumere le obbligazioni essenziali del matrimonio nel matrimonio in facto esse.

Nel numero uno sono ricompresi coloro che difettano del sufficiente uso di ragione al momento dell’espressione del consenso, in tali persone proprio perché difettano della ragione, non si può pretendere di rinvenire né la necessaria discrezione di giudizio né la capacitas assumendi. Nel numero due invece sono ricompresi coloro che hanno un grave difetto di discrezione di giudizio, queste persone pur difettando della necessaria discrezione di giudizio, hanno in se stessi il sufficiente uso di ragione. Coloro che sono incapaci ad assumere gli obblighi essenziali del matrimonio infine hanno il sufficiente uso di ragione, hanno la necessaria discrezione di giudizio, ma non sono capaci di assumere le obbligazioni essenziali matrimoniali.

L’incapacità ad assumere le obbligazioni essenziali matrimoniali. L’incapacità ad assumere le obbligazioni matrimoniali rende il nubente incapace prima nel momento della manifestazione del consenso matrimoniale, poi nella vita coniugale di assumere le obbligazioni matrimoniali, in altri termini il nubente pone in essere un consenso vuoto del suo oggetto, e poiché nemo ad impossibilita tenetur, tale consenso matrimoniale è invalido e rende nullo il matrimonio. Anche in questo caso il canone richiede il necessario possesso di se stessi che permetta ai nubenti di porre in essere ciò per cui si sono obbligati. L’incapacità a porre in essere gli atti matrimoniali essenziali rende nullo il matrimonio perché impedisce ad entrambi i coniugi di raggiungere i fini propri del matrimonio statuiti dal canone 1055 [2].

Il canone 1095 richiede che il nubente nell’intelletto pratico abbia una sufficiente comprensione del matrimonio e di ciò che comporta dal punto di vista negli atti e nei comportamenti, poiché altrimenti esso non potrà in alcun modo porli in essere successivamente nel matrimonio in facto esse. La reale capacità del nubente di porre in essere tali comportamenti è resa necessaria dal fatto che esso, nel momento in cui esprime il consenso, si obbliga ed essi, ma bisogna tenere presente che esso non si obbliga al loro risultato o a porli in essere con successo, esso si obbliga solamente a tentare di porli in essere; cioè con la manifestazione del consenso non si garantisce l’esito delle obbligazioni matrimoniali.

Bisogna tenere distinte le parole assumere da adempiere, infatti la prima fa riferimento alla capacità astratta del nubente, al momento della manifestazione del consenso, di arrivare successivamente nel matrimonio in facto esse a porre in essere le obbligazioni essenziali matrimoniali, la seconda fa riferimento solo alla capacità materiale di adempiere tali obbligazioni durante la vita matrimoniale; mentre il termine assumere contiene in se stesso l’adempimento, in quanto sua fase successiva, il termine adempiere non contiene in se stesso l’assunzione astratta delle obbligazioni matrimoniali, di conseguenza mentre quando si parla di incapacitas assumendi si tratta di vera incapacità, quando si parla di incapacitas adimplendi non si parla necessariamente in una vera incapacità che rende nullo il matrimonio; in altri termini l’inadempimento può essere dovuto sia alla vera incapacità ad assumere, sia alla mancanza della volontà di assumere, ma mentre la prima rende nullo il matrimonio, la seconda no. L’incapacità ad adempiere perciò può essere solamente un indizio a favore della incapacità ad assumere, che però deve essere ancora dimostrata, infatti deve restare chiaro che solo la vera incapacità ad assumere rende nullo il matrimonio non già la difficoltà che invece è propria di ogni matrimonio.

Perché vi sia vera incapacità sono necessari tre elementi:

-         incapacitas assumendi

-         sulle obbligazioni essenziali del matrimonio

-         per cause di natura psichica.

L’incapacitas assumendi deve essere una vera incapacitas non una mera difficoltà, a questo riguardo bisogna dire che il matrimonio non è una realtà fra essere perfetti e per questo motivo per contrarre matrimonio non si richiede la piena maturità, ma solamente una maturità minima; la piena maturità infatti si raggiunge solo con la vecchiaia quando le esperienze della vita vissuta hanno permesso la piena maturazione intellettuale e fisica della persona.

L’incapacitas assumendi deve essere valutata in relazione alle obbligazioni essenziali del matrimonio che costituiscono un parametro di riferimento oggettivo di valutazione della suddetta incapacità. Infatti se si utilizzasse il parametro di riferimento soggettivo, cioè il nubente, si legittimerebbe la richiesta della nullità del matrimonio per l’infelicità matrimoniale, per la mancanza di volontà ad adempiere le obbligazioni essenziali del matrimonio ecc. Le obbligazioni essenziali del matrimonio sono:

-               il bonum prolis: il diritto - dovere agli atti coniugali, il diritto - do­vere di accogliere e crescere i figli nell'ambito della comunità coniugale, il diritto - dovere di educarli.

-               Il bonum fidei: il diritto - dovere di fedeltà.

-               Il bonum sacramenti: l’indissolubilità del matrimonio.

-               Il bonum coniugum: il di­ritto - dovere di mutuo aiuto in ordine agli atti e ai comportamenti in sé idonei e necessari al consegui­mento dei fini essenziali del matrimonio.

-               Il consortium omnis vitae: il diritto-dovere di instaurare, conservare e ordinare l'intima comunità coniugale ai suoi fini oggettivi.

L’ultimo elemento necessario per la dichiarazione della nullità del matrimonio è costituito dalle cause di natura psichica. Il canone richiede la causa di natura psichica, non richiede una vera patologia per cui, sono rilevanti ai sensi di questo canone non solo le cause che siano qualificate patologie in psicologia o in psichiatria, ma anche le altre cause, ciò che può provocare la nullità del matrimonio in altri termini, è qualsiasi grave deordinazione delle facoltà psichiche che sia in grado di causare l’incapacitas assumendi.

La causa psichica deve essere adatta causalmente a generare l’incapacità del nubente, per cui sono escluse le cause lievissime che nessun peso hanno sulla capacità psichica del nubente; bisogna però tenere conto che non già la causa provoca la nullità del matrimonio, ma l’effetto per cui ad esso bisogna fare riferimento; inoltre fra la causa e l’effetto si deve collocare la persona del nubente il quale può essere più o meno forte così che la stessa causa può avere più o meno conseguenze. In altri termini in un soggetto debole anche una causa lieve può provocare la nullità del matrimonio, a patto che la causa abbia un minimo di rilevanza oggettiva che la renda atta a provocare quell’effetto.

Non si deve infine nascondere che la convivenza matrimoniale spesso provoca nei soggetti che la subiscono delle anomalie psichiche che non costituiscono vera incapacità poiché sono la conseguenza di una convivenza matrimoniale infelice, non ne sono il presupposto così come il canone 1095 richiede.

 

           dott. Flavio Takanen


 

[1] Cfr. Can. 1055 § 1 Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla generazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento.

 

[2] Can. 1055 - §1. Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento.

                          §2. Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento.

 

www.takanenlaw.com

 

 

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